Michela e Giulia Poluzzi raccontano il passaggio generazionale e la visione per il futuro del brand.

di Redazione

La storia di Scout è una storia di famiglia, di passione per la moda e di capacità di evolversi nel tempo. Fondata dall’imprenditore Stefano Poluzzi, la catena di negozi è diventata un punto di riferimento per chi cerca stile e qualità. Oggi, le figlie Michela e Giulia Poluzzi guidano l’azienda con uno sguardo rivolto al futuro, tra innovazione, sostenibilità e nuove sfide nel mondo del retail. In questa intervista ci raccontano il loro percorso, i valori che le ispirano e i progetti che stanno trasformando Scout in un brand sempre più responsabile.

Dalla visione di vostro padre fino al vostro ruolo centrale nello sviluppo attuale del brand: quali valori fondanti della catena Scout avete deciso di mantenere e quali innovazioni avete introdotto?

“Scout nasce dalla visione di nostro padre, Stefano Poluzzi, e da valori molto chiari che per noi restano centrali: attenzione alle persone, rispetto per il territorio, concretezza e passione per il lavoro quotidiano. Tra questi, uno dei più importanti è senza dubbio la curiosità, quello che da sempre chiamiamo “scouting”. Come suggerisce il nome, Scout non ha mai smesso di cercare il nuovo: nostro padre ha fondato l’azienda sulla capacità di scovare brand e tendenze prima degli altri, e questa fame di scoperta rimane ancora oggi il nostro motore. Un altro valore imprescindibile è l’autenticità. Scout non è mai stato solo un negozio, ma un luogo di espressione, dove lo stile diventa un modo per sentirsi liberi e rappresentati. Abbiamo voluto mantenere questa promessa, continuando a offrire un’identità riconoscibile ma aperta, capace di parlare a persone diverse. Accanto a questi valori storici, abbiamo introdotto nuove modalità di lavoro più strutturate e consapevoli. “

Qual è il ricordo più significativo legato alla vostra esperienza di crescita all’interno dell’azienda e come influenza oggi il vostro modo di guidarla?
“Crescere in azienda ci ha permesso di comprendere che il successo di un brand non si misura solo dalla vetrina, ma dall’efficienza dell’ingranaggio che c’è dietro. I ricordi più significativi sono legati ai momenti vissuti nei magazzini e negli uffici logistici, dove abbiamo imparato il valore del lavoro operativo. Questa esperienza ha plasmato il nostro approccio manageriale: siamo presenti in ogni fase della filiera e crediamo in una gestione pragmatica. Conoscere a fondo le dinamiche del prodotto, dallo smistamento alla vendita finale, ci permette di prendere decisioni strategiche basate sulla realtà dei processi, non solo su proiezioni teoriche.”
Il ricordo più forte è legato ai viaggi di ricerca con papà. Vedere come osservava il mondo — non solo i vestiti ma le persone e le strade — ci ha insegnato che la moda è un linguaggio sociale. Oggi questo influenza il nostro modo di guidare l’azienda: non guardiamo solo ai numeri, ma all’impatto che il nostro brand ha sulla comunità. Sappiamo che Scout è un punto di riferimento per molte persone e sentiamo la responsabilità di approcciare un consumo più attento.

Il mondo del retail sta vivendo una trasformazione verso la sostenibilità: come si inserisce Scout in questo scenario e quali sono le vostre priorità in tema di moda responsabile?
“Riteniamo che la sostenibilità non sia più un’opzione, ma una direzione necessaria. Scout si inserisce in questo scenario con la volontà di fare passi concreti e coerenti, evitando approcci superficiali. Le nostre priorità riguardano una maggiore consapevolezza lungo tutta la filiera, la sensibilizzazione dei clienti e l’introduzione di progetti che promuovano un consumo più responsabile. Ad esempio negli ultimi anni abbiamo avviato progetti di riduzione e riciclo della plastica negli imballaggi e il recupero dei capi fallati tramite il progetto Scout Recycled, presente con un corner dedicato nel negozio di Bologna e sul nostro shop online. La moda può e deve evolvere verso modelli più attenti all’ambiente e alla società.”

Quando si parla di sviluppo responsabile, le partnership giocano un ruolo cruciale. Nel 2025 Scout e Humana hanno dato vita ad una collaborazione che intreccia circolarità e impatto sociale, che valore strategico rappresenta per voi?
“La collaborazione con Humana rappresenta per noi un valore strategico molto importante. È un progetto che unisce in modo concreto circolarità e impatto sociale, dando una seconda vita ai capi e sostenendo al tempo stesso iniziative solidali. Attraverso il progetto di take back nei nostri negozi vogliamo offrire ai clienti uno strumento semplice e tangibile per contribuire a un modello più responsabile. Collaborare con una realtà come Humana, che condivide i nostri valori, ci permette di trasformare l’impegno in azioni reali e misurabili.”

Guardando al futuro, quali progetti o sfide vi entusiasmano di più?
“Ci entusiasma l’idea di continuare a far evolvere Scout mantenendo saldo il legame con le sue radici. Le sfide future riguardano sicuramente l’innovazione sostenibile, il rafforzamento delle partnership virtuose e la capacità di parlare con le persone in modo autentico.
Uno dei nostri desideri più grandi è vedere Scout indossato dalle nuove generazioni mantenendo la stessa libertà e spirito di scoperta di un tempo, costruendo un percorso dove il successo dell’azienda cammini di pari passo con un impatto positivo sul mondo che ci circonda.”

La collaborazione tra Scout e Humana People to People Italia è attiva da un anno con una campagna continuativa di raccolta abiti in tutti i negozi della catena. Le donazioni dei clienti entrano nella filiera di Humana e contribuiscono a sostenere i progetti ambientali e sociali dell’organizzazione. Ad aprile inoltre tornano gli swap party Scout + Humana: sabato 11 aprile nello store di Milano in Corso di Porta Ticinese 12 e sabato 18 aprile in quello di Torino in via G. Viotti 8. Per maggiori informazioni www.scout.it.