Scegliere la moda vintage non significa solo creare uno stile inimitabile, ma anche conoscere la provenienza dei propri capi indossati. Il nostro libro “Il sogno nel cassetto” nasce proprio per creare consapevolezza sul mondo vintage, raccontando i decenni passati della moda e l’impatto socio-ambientale che può generare.

Redazione

Il vintage è un passato che perdura nel presente. Applicato al mondo della moda, non si tratta solo di una tendenza, ma di un modo di vestire che permette di essere sostenibili distinguendosi dalle identità omologate. Vestire vintage con consapevolezza significa saper creare outfit unici, conoscere la storia dei capi, la filiera da cui provengono e il relativo l’impatto socio-ambientale.

Abbiamo pensato di scrivere un libro che mettese insieme tutti questi aspetti e rappresentasse un manuale semplice per orientarsi nel meraviglioso mondo del vintage. Con “Il sogno nel cassetto”, il nostro primo libro, il lettore ha la possibilità di immergersi nella moda del passato e approdare poi alle tendenze attuali del settore dell’usato. Durante questo viaggio scopre come il gesto di acquistare in uno dei tanti negozi Humana Vintage o quello di donare abiti nei nostri contenitori, contribuiscano a qualcosa di più grande: realizzare il sogno di molte popolazioni in difficoltà.

Per poter quindi parlare di sostenibilità e settore tessile, non potevamo non rivolgerci a chi ha saputo coniugare la sua passione per la moda con l’impegno sociale: Marina Spadafora, coordinatrice di Fashion Revolution Italia. Ambasciatrice mondiale della moda etica, Marina ha dato vita a numerosi progetti che valorizzano l’artigianalità, le competenze degli individui e le comunità locali. Lo stretto legame con i temi della sostenibilità applicata al settore della moda l’ha avvicinata alla nostra organizzazione, tanto da scrivere la prefazione de “Il sogno nel cassetto”: un vero onore per noi!

Cogliamo quindi l’occasione per fare due chiacchiere con lei:

Nella prefazione del nostro libro “Il sogno nel cassetto”, hai definito i clienti di Humana Vintage & Second Hand “stilosi eroi del recupero e ambasciatori di un mondo diverso dove bellezza e solidarietà coesistono felicemente”. Suona come un invito a ribellarci al consumismo sfrenato a beneficio di una moda che tuteli le persone e l’ambiente. Come si può rivoluzionare il nostro modo di essere consumatori senza privarci del piacere della bellezza?

Ogni giorno e in ogni momento possiamo fare delle scelte e azioni consapevoli. Lo shopping di abbigliamento deve essere una scelta consapevole e nel momento in cui raggiungeremo massa critica si riuscirà a scardinare il sistema attuale e iniziare un nuovo modo di consumare e di produrre. La bellezza è fatta di sostanza oltre che di apparenza. Cerchiamo la vera bellezza, che è fatta di qualità e durabilità.

L’impegno individuale può essere efficace per tutelare il nostro pianeta? Ci racconti da dove nasce il claim di Fashion Revolution “Who made my clothes”?

Fashion Revolution è nato nel 2013 dopo il crollo del complesso produttivo Rana Plaza in Bangladesh. La tragedia che uccise 1138 persone e ne ferì più di 2500, fu la leva che ispirò Orsola de Castro e Carry Somers a iniziare questo movimento con l’intenzione di sensibilizzare i consumatori su chi fa i nostri vestiti. Quando compriamo un capo nuovo a prezzi stracciati possiamo essere sicuri che qualcuno ha sofferto ed è stato sottopagato. Questo è il motivo del nostro #whomademyclothes.

Il tuo lavoro ha una forte propensione sociale e ambientale, infatti il tuo motto è “Fashion with a mission”. Quale è stato il punto di svolta nella tua carriera che ha fatto emergere l’aspetto della mission accanto a quello del fashion?

La mia insofferenza verso la futilità di certi percorsi di moda. Ritenevo che la mia professionalità potesse fare qualcosa di più che semplicemente creare profitti e bellezza. Ognuno può mettere le proprie competenze al servizio del cambiamento.

Si parla spesso di greenwashing soprattutto in questo settore, quali sono secondo te gli elementi imprescindibili per le aziende del settore tessile che vogliono essere realmente sostenibili?

Per le aziende è importante rivedere tutta la catena di fornitura e ripulirla dai prodotti chimici dannosi seguendo le regole di Detox Campaign1 ma anche di ZDHC2.

Devono inoltre ripensare i calcoli dei prezzi per includere il pagamento di un salario dignitoso senza incrementare i prezzi ma riassorbendo questi costi aggiuntivi in una prospettiva di investimento per il futuro. La trasparenza nei confronti dei consumatori è fondamentale e quindi è importante avere codici QR sulle etichette che raccontino tutta la filiera del capo.

In conclusione, dato che il vintage, e l’usato più in generale, sembrano essere il nuovo trend del momento, secondo te le nuove generazioni (Gen Z e Millenials) saranno sempre più propense ad acquistare in modo responsabile ed etico o è solo una moda passeggera?

I giovani d’oggi continueranno a comprare vintage per molti motivi: è sostenibile, è unico e se lo possono permettere.

Acquistare in maniera responsabile e informarsi sulla provenienza del capo acquistato (sia esso nuovo o usato) sono quindi elementi chiave per poter essere dei consumatori consapevoli, che possano innescare una rivoluzione nel mondo della moda.
Con il nostro lavoro, siamo dunque felici di offrirvi numerose possibilità per essere più sostenibili ogni giorno: da un lato prolunghiamo la vita dei capi che donate nei nostri contenitori, dall’altro vi offriamo una vastissima scelta di capi pre-loved nei nostri negozi Humana Vintage & Second Hand. Ogni azione che realizzate insieme a noi permette di tutelare l’ambiente e sostenere progetti di cooperazione internazionale. Ora non vi resta che scoprire tutti i segreti del vintage e della nostra filiera leggendo “Il sogno nel cassetto”, disponibile sulla nostra app, nei nostri negozi e in tutte le librerie e piattaforme digitali. Anche l’acquisto del libro contribuirà a dare una possibilità a moltissime persone, che come noi, vogliono un presente fatto di sogni ed un futuro ricco di concrete opportunità.

1Detox Campaign: campagna lanciata da Greenpeace nel 2011 per chiedere all’industria tessile di eliminare l’utilizzo di sostanze tossiche per l’uomo e inquinanti per l’ambiente.

2ZDHC: acronimo di Zero Discharge of Hazardous Chemicals, consiste un programma internazionale che vuole orientare le catene del valore di tessile, abbigliamento e calzaturiero verso l’uso di una chimica più sicura. Il funzionamento del protocollo ZDHC si basa su una lista di sostanze chimiche bandite o che possono essere usate entro limiti molto ristretti a livello internazionale.