In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, un viaggio tra buone pratiche quotidiane e gestione sostenibile negli orti sociali per valorizzare una risorsa preziosa e condivisa.

di Alessandra Colombo

Ogni anno, il 22 marzo, il mondo celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day), istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, dopo la Conferenza di Rio, per richiamare l’attenzione su un tema che riguarda tutti senza eccezioni. Non è una ricorrenza simbolica, nasce per ricordarci che l’acqua non è infinita e che la sua distribuzione è diseguale. Il suo uso o abuso ha conseguenze dirette sulla qualità della vita, sull’ambiente e sulla sicurezza alimentare.

 “Acqua e Gender” è il tema scelto per il 2026, un approccio che supera la dimensione ambientale ed entra nel campo dei diritti, dell’accesso ai servizi essenziali e della governance idrica.

Nell’opinione pubblica il tema dell’Acqua legato al genere viene spesso ricondotto ai contesti rurali o ai Paesi a basso reddito. In realtà il legame tra acqua e parità di genere è strutturale, in molte aree del mondo l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari incide direttamente su istruzione, salute, sicurezza e partecipazione all’economia locale delle donne.  Considerare una prospettiva di genere nella progettazione delle infrastrutture significa pensare già dall’inizio a servizi accessibili, sicuri e utilizzabili da tutti, sia negli spazi urbani sia in quelli produttivi. Questo approccio porta a reti idriche più affidabili e ad ambienti di lavoro più inclusivi, riducendo disservizi e rischi che ricadono soprattutto sulle fasce più vulnerabili della popolazione. Infatti non basta che una infrastruttura “funzioni”, deve essere progettata per essere equamente utilizzabile e sicura per tutti.

E d’altra parte non basta sapere che l’acqua è preziosa, bisogna imparare a usarla meglio. Occorre arrivare ad una “resilienza idrica”, alla capacità dei territori e delle comunità di gestire l’acqua in modo intelligente, riducendo gli sprechi e adattandosi ai cambiamenti climatici.

Dalle buone intenzioni ai gesti quotidiani

Siamo tutti d’accordo sul fatto che l’acqua va risparmiata, ma come tradurre questa consapevolezza nella vita di tutti i giorni? Spesso bastano gesti piccoli, semplici ma costanti. Chiudere il rubinetto mentre si insaponano le mani o si lavano i denti, preferire la doccia al bagno, usare lavapiatti e lavatrice a pieno carico, raccogliere l’acqua piovana per innaffiare le piante sul balcone. Queste azioni che non cambiano la nostra routine, ma cambiano l’impatto che abbiamo sul pianeta. E se questi comportamenti diventano abitudine allora la cultura del risparmio idrico smette di essere un concetto astratto e diventa un modo concreto di prendersi cura dell’ambiente e del proprio territorio.

Risparmiare acqua in un orto sociale

Nell’orto l’acqua è un elemento centrale: senza acqua non c’è crescita, non c’è raccolto, non si sviluppa la comunità. Ma proprio perché è una risorsa così importante l’acqua va gestita con attenzione; un orto che consuma meno acqua non è un orto “misero”, è un orto intelligente, resiliente, rispettoso dell’ambiente e spesso anche più produttivo. Perché le piante irrigate correttamente e non “viziate” sviluppano radici più profonde e sono più sane, più rustiche, resistono meglio alle avversità e agli stress climatici. Per risparmiare acqua in un orto bisogna conoscere il proprio terreno, osservare e capire le piante, scegliere e sperimentare le tecniche agronomiche più adatte alla situazione ma anche individuare i punti di spreco e adottare soluzioni adeguate. Non è complicato, è un percorso fatto di scelte consapevoli e ragionate. Ecco alcuna pratiche che sono adottate anche negli orti sociali che Humana People to People Italia porta avanti con il progetto 3C Coltiviamo il Clima e la Comunità.

Esempi pratici: tecniche e strumenti che possono fare la differenza

Tra le tecniche agronomiche bisogna ricordare le semplici lavorazioni non invasive del terreno che ne migliorano le condizioni fisiche senza danneggiarlo. Dissodare e arieggiare il terreno con la vanga forca favorisce l’infiltrazione dell’acqua che può arrivare in profondità fino ad alimentare le falde sotterranee. Zappettare ed erpicare limita la risalita capillare e la conseguente evaporazione mantenendo l’acqua nella zona esplorata dalle radici. L’apporto di compost e di sostanza organica contribuisce a dare sofficità al terreno ed aumenta la capacità di trattenere l’acqua, così come la pacciamatura riduce il ruscellamento causato dalle piogge battenti e mantiene l’umidità più a lungo durante le giornate soleggiate.

Uno dei sistemi più efficienti per ridurre i consumi d’acqua è predisporre un impianto di irrigazione a goccia. L’acqua arriva direttamente alla base delle piante e si infiltra nel terreno lentamente e senza dispersioni, questo permette di irrigare anche nelle ore più calde senza causare stress e shock termico alle piante. Inoltre con questo sistema si evitano le perdite per evaporazione superficiale e non si crea quella fascia di umidità localizzata alla base delle piante che favorisce l’insorgere di malattie fungine. Un sistema d’irrigazione permette un notevole risparmio d’acqua e consente una maggiore uniformità nelle coltivazioni.

In orto sociale una pratica semplice ma efficace è predisporre una vasca di prelavaggio delle verdure con riciclo dell’acqua. Che sia un grande lavatoio dove confluisce tutta la produzione giornaliera o una bacinella per ogni ortista, raccogliere e riutilizzare l’acqua di risciacquo permette di risparmiare tanta acqua nelle singole case. Inoltre, distribuire l’acqua di lavaggio in orto, riporta in campo particelle di terreno che finirebbero per otturare i lavandini delle cucine e rimette in circolo i frammenti degli ortaggi che vanno a nutrire il microbiota del terreno. In questo modo un gesto necessario ed inevitabile diventa un piccolo ciclo virtuoso.

Costruire delle aiuole autoirriganti con serbatoio d’acqua posto sotto lo strato di coltivazione è una soluzione perfetta per chi coltiva in spazi condivisi e non può essere presente ogni giorno, ma può essere un’idea anche per chi è costretto a coltivare fuori suolo o ha a disposizione solo un balcone. Le piante non sono stressate e la crescita è più regolare perché le radici assorbono l’acqua per capillarità solo quando serve. Controllare e rabboccare il serbatoio dell’acqua è un compito semplice ma importante che può essere assegnato anche ai più piccoli.

La raccolta e conservazione dell’acqua piovana è una strategia che anche con un investimento minimo dà buoni risultati. Le soluzioni sono molteplici: dal semplice telo di plastica steso sul prato a secchi e bidoni da svuotare, dopo la pioggia, in cisterne chiuse. Collegando una cisterna alle grondaie di casette e tettoie il recupero dell’acqua è ancora più semplice, bisogna però avere sempre l’accortezza di conservare bene l’acqua ed evitare i ristagni che favoriscono la proliferazione delle zanzare. L’acqua piovana, priva di calcare, è particolarmente adatta per bagnare i semenzai e i vivai delle giovani piantine che verranno poi trasferite in campo, ma anche per fare i trattamenti fitosanitari. La raccolta dell’acqua piovana negli orti sociali è una buona occasione per mostrare ai cittadini come funziona un sistema di recupero ed è un modo semplice e diretto per diffondere buone pratiche.

Conclusione: un impegno possibile, un beneficio per tutti

Risparmiare acqua non significa rinunciare a qualcosa, significa usare meglio ciò che abbiamo e negli orti sociali questo principio diventa visibile, concreto e condiviso. Ogni goccia risparmiata è un gesto di cura verso l’ambiente, la comunità e il futuro.