Riciclo tessile: un importante tassello dell’economia circolare
Dare valore alle risorse, ridurre gli impatti, costruire nuove filiere per un futuro più sostenibile
di Alessandro Morbiato
Parlare di riciclo tessile oggi significa affrontare ambedue le facce di una medaglia sempre più complessa ma ricca di valore, perché è quella che può garantire nuove risorse, minori impatti ambientali, sviluppi di posti di lavoro. Il primo lato della medaglia ci chiede, facendo leva sulle acquisite competenze del settore industriale del riciclo meccanico, di accrescere le capacità dell’industria esistente; il secondo richiede di sviluppare una nuova industria che affronti le delicate sfide del riciclo tessile dove il consolidato riciclo meccanico non può arrivare.
Affrontare e trovare soluzioni alle esigenze richiamate da questi due ambiti permette di coprire efficacemente il ciclo di gestione dei rifiuti tessili, un ciclo che secondo la gerarchia europea dei rifiuti consta nelle fasi di, in ordine di priorità: prevenzione, riuso, riciclo, recupero energetico e smaltimento.
Inoltre, è doveroso essere precisi su alcuni concetti: il riciclo è uno dei fondamentali tasselli del sistema di economia circolare[1]; questo sistema è costituito nel suo insieme da diversi processi che permettono l’utilizzo sostenibile delle risorse ambientali, dalla progettazione dei prodotti al loro fine vita; affinché il sistema sia circolare, il ciclo di vita dei prodotti si deve ripetere più volte.
Dal modello lineare al modello circolare: una trasformazione necessaria
Per quanto riguarda il settore tessile, la sua circolarità dovrà estendersi sempre più ai diversi materiali di cui è fatto un indumento, sostituendo il sistema lineare che dall’estrazione o la produzione delle materie prima, passa attraverso il consumo del prodotto e giunge alla sua distruzione. Il nuovo sistema dovrà essere circolare. Di conseguenza non si tratta, quando parliamo di riciclo, di trovare il metodo per utilizzare le fibre tessili ‘una sola volta in più’, bensì questo riutilizzo della materia dovrebbe essere ciclico. Infinito non potrà essere, poiché ad ogni ciclo è inevitabile che si generino anche degli scarti legati all’efficienza dei processi di riciclo. In ogni caso dovrà essere ripetuto più volte. Questo rispetterà i dettami di una vera economia circolare applicata al tessile.
Un esempio che chiarisce il contesto è la trasformazione degli scarti tessili e il loro reimpiego in componenti tessili per altre industrie, come tappetini per le automobili, oppure come materiale di isolamento edilizio. Il tessile viene mescolato e modificato per questi utilizzi, al punto che non è più possibile riciclarlo successivamente. In questo caso quindi si è ‘riciclato’ una volta, senza raggiungere i pieni obiettivi dell’economia circolare.
Naturalmente ogni risultato intermedio tra il sistema lineare e il vero sistema circolare sarà inizialmente un passo avanti nell’ottica di ridurre l’impatto ambientale delle nostre economie produttive, ma è importante tenere presente lo scopo e la strada verso l’obiettivo finale.
L’Europa come motore del cambiamento
Il settore tessile è incentivato a sviluppare una nuova capacità industriale per il riciclo da diverse strategie e normative europee, come la Strategia Europea per i Tessili Circolari e Sostenibili[2], il Regolamento sull’Ecodesign[3] e prossime ulteriori norme mirate a contenere lo scarto, recuperare il rifiuto, tracciare la filiera. Questo riguarda l’Europa che ha compiuto passi importanti prima di altri Paesi, ma oggi la direzione è presa anche al di fuori. In Europa si tratta di gestire il fine vita di circa 19 milioni di tonnellate di tessili immessi al consumo, ogni anno[4]. Considerando solo la quota di indumenti, questa ammonta a circa 6 milioni di tonnellate. La raccolta differenziata ne raccoglie, oggi, circa 2 milioni[5], un volume che è destinato a crescere per via degli effetti dell’obbligatorietà della raccolta differenziata, recentemente applicata in tutti gli Stati membri. L’Europa può quindi fare da pioniere per lo sviluppo dell’industria del riciclo, un’industria che – è ragionevole pensare – sarà in futuro molto più importante al di fuori dell’Europa dove i consumi di indumenti continuano a crescere. C’è infatti un’altra precisazione da fare, a detta di esperti, sui volumi di indumenti acquistati dai consumatori. È vero che nei primi 15 anni degli anni 2000 tale consumo è globalmente raddoppiato[6], ma successivamente a quel periodo questa tendenza alla forte crescita dei consumi non si è verificata all’interno dell’Unione Europea[7],[8] dove la popolazione non cresce e la disponibilità economica è spostata dai prodotti ai servizi. La crescita dei consumi è avvenuta, e probabilmente continuerà ad avvenire, principalmente a causa dell’incrementato potere di acquisto di fasce di popolazione nei Paesi emergenti che sempre più avvicinano i loro consumi a quelli dei Paesi a noi vicini. Uno scenario possibile è quindi quello che, come per i consumi e la produzione di indumenti, anche il riciclo tessile su vasta scala sarà un giorno realizzato maggiormente in Paesi come la Cina o il Sud-Est Asiatico. Nel frattempo, l’Europa è in prima linea nello sviluppo di realtà industriali.
Italia e UE verso una nuova fase: più raccolta, più selezione, più riciclo
Tornando all’Unione Europea e all’Italia in particolare, 2 Milioni di tonnellate e circa 200 mila tonnellate annue rispettivamente di raccolta tessile verranno presto superate, spinte dai sistemi di Responsabilità Estesa del Produttore che favoriranno a loro volta le raccolte di tessili attraverso nuovi flussi rispetto a quelli tradizionali.
Dal 55% al 70% di questi volumi è, dopo la selezione, destinato al riuso, mentre dal 20% al 35% è destinato al riciclo[9].
Tuttavia, quest’ultimo dato sembra in contraddizione con l’1%, considerata in diversi studi come la quota di capi che attraverso un processo di riciclo torna ad essere fibra. Una precisazione quindi è doverosa: quest’ultima percentuale è calcolata infatti sull’immesso al consumo totale[10] e non su quanto viene effettivamente intercettato dalla raccolta differenziata della frazione tessile. Una differenza sostanziale quindi, poiché le percentuali del 20-35% di quota di tessili destinati a riciclo invece sono calcolate sulla frazione tessile raccolta, di molto inferiore all’immesso al consumo.
In secondo luogo, il dato dell’1% calcola solo il cosiddetto riciclo “fiber-to-fiber”, ma è noto che la maggior parte dei tessili oggi avviati al riciclo non sono trasformati in nuova fibra, ma per utilizzi diversi. Il riciclo dovrà quindi sempre comprendere anche quegli usi del tessile diversi dalla produzione di nuovi indumenti: il sistema complessivo del riciclo sarà l’insieme di diverse strade in cui una sarà quella del riciclo vero e proprio della fibra. La sfida è incrementare significativamente le quantità di materiale avviato a riciclo, includendo in questo tutte le strade che permettono di realizzare la circolarità. Senza dimenticare di compiere, prima, il passaggio prioritario del riuso.
Questo settore industriale è oggi in una fase che si può considerare ancora embrionale, caratterizzata da notevoli progressi tecnici nello sviluppo di processi che possano efficacemente prendere un capo composto da più materiali tessili e recuperare le singole fibre. I processi meccanici di sfilacciatura e riciclo di tessuti monofibra (cotone, lana, poliestere) sono molto efficaci, mentre i processi chimici di separazione dei multi-materiali sono a uno stadio iniziale[11]. È verosimile pensare che lo sviluppo di vere e proprie industrie in grado di trasformare tessili misti in nuova materia prima tramite processi chimici, caratterizzerà la prossima decina d’anni con progressi intermedi difficili da prevedere oggi.
La sfida economica: rendere competitivo il riciclo tessile
Elemento fondamentale è la sostenibilità economica di questi processi, un elemento comune a tutto il riciclo tessile. Oggi, la fibra riciclata costa più della fibra vergine, ne costituiscono un esempio anche le collaborazioni in atto tra Humana Italia e i partner Candiani Denim e Manteco che riciclano rispettivamente il denim e la lana post-consumo, e che sono disponibili a intraprendere processi più costosi allo scopo di lavorare per la sostenibilità ambientale. Con differenze da materiale a materiale (il gap di costo per la produzione della fibra riciclata rispetto a quella vergine), il produttore deve oggi essere disposto a spendere di più. È quindi necessario che questa attività sia favorita da un ritorno economico, soprattutto se deve essere sviluppata su larga scala, che confermi le scelte strategiche di innovazione compiute da queste industrie. In questo è necessario attivare il coinvolgimento del consumatore: le collaborazioni virtuose tra attori del settore del riciclo e della preparazione al riciclo, quando ben comunicate, possono favorire l’emergere di maggior consapevolezza nel consumatore dell’impatto delle sue scelte di acquisto.
In prospettiva, gli aspetti economici saranno sperabilmente impattati positivamente dai benefici generati dalla Responsabilità Estesa del Produttore, in arrivo anche in Italia, che genererà risorse da utilizzarsi in attività innovative di riciclo, oltre che di selezione dei tessili.
Per dare un significativo impulso alla capacità di produrre fibre tessili riciclate che riducano le enormi quantità di fibre vergini che oggi sono estratte o prodotte con un alto impatto ambientale in termini di utilizzo di suolo, acqua, energia e produzione di CO2, una nuova industria sta crescendo. Il percorso sarà graduale e l’industria si sta concentrando nello sviluppare processi che interessano i tipi di fibra più comuni o le fibre più preziose. Esempi sono quindi i nuovi progetti e impianti industriali annunciati per il riciclo del poliestere, del cotone e del policotone[12] (che da soli costituiscono il 78% delle fibre presenti nei capi[13]) oppure del nylon[14], un materiale ad alto valore aggiunto se pur non tra i principali utilizzati.
Come Humana Italia stiamo contribuendo attivamente sia attraverso progetti pilota che dialogando con diversi partner per mettere al servizio del settore le nostre competenze in termini di selezione e preparazione per il riciclo. La strada potrà essere lunga ma la direzione è presa per realizzare un tassello dell’economia circolare che, successivo come priorità a quello del riuso, permetterà di non gravare sull’ambiente e sulla natura come oggi ancora fanno la produzione e il consumo degli indumenti che indossiamo.
[1] EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles, European Commission 2022
https://www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-a-european-green-deal/file-eu-textiles-strategy
[2] EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles, European Commission 2022
https://www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-a-european-green-deal/file-eu-textiles-strategy
[3] Regulation (EU) 2024/1781 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/HTML/?uri=OJ:L_202401781
[4] Elaborazione da esperti del settore di diversi studi e analisi. Vedi Lutz Walter: Towards a European Textile Strategy: Part 2 – Mapping the Volumes and Growth Prospects of the Main Textile Market Segments.
[5] Textile waste management in Europe’s circular economy. ETC CE Report 2024/5 https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/management-of-used-and-waste-textiles-in-europes-circular-economy
[6] Ellen MacArthur Foundation, 2017: A New Textiles Economy: Redesigning Fashion’s Future
[7] Textiles and the environment: the role of design in Europe’s circular economy, European Environment Agency 2022 https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/textiles-and-the-environment-the-role-of-design-in-europes-circular-economy-1
[8] Circularity of the EU textiles value chain in numbers, European Environment Agency 2025. https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/circularity-of-the-eu-textiles-value-chain-in-numbers
[9] Numeri da diversi membri del settore e studi. Tra questi ultimi: Sorting for Circularity Europe, Circle Economy & Fashion for Good, 2022. https://www.fashionforgood.com/case-study/sorting-for-circularity-europe-an-evaluation-and-commercial-assessment-of-textile-waste-across-europe/; Fate and Composition of Textile Waste from Italy, the Czech Republic and Romania, JRC 2025 https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/160d7de1-2192-11f0-af23-01aa75ed71a1/language-en
[10] Ellen MacArthur Foundation, 2017: A New Textiles Economy: Redesigning Fashion’s Future
[11] Techno-scientific assessment of the management options for used and waste textiles in the European Union, JRC 2023 https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC134586
[12] Technip Energies’ polyester recycler Reju to build plant in France. https://www.reuters.com/sustainability/land-use-biodiversity/technip-energies-polyester-recycler-reju-build-plant-france-2026-02-13/; Textile Recycling Goes To France With Circ’s New $500M Facility, https://www.forbes.com/sites/eshachhabra/2025/05/28/textile-recycling-goes-to-france-with-circs-new-500m-facility/
[13] Materials Market Report, Textile Exchange 2025. https://textileexchange.org/knowledge-center/reports/materials-market-report-2025/
[14] https://www.replanetmagazine.it/nasce-il-primo-riciclo-reale-dei-capi-in-fibre-miste-radicigroup-the-lycra-company-e-triumph-aprono-una-nuova-era-per-la-moda-circolare/