{"id":906,"date":"2025-06-18T10:09:40","date_gmt":"2025-06-18T10:09:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/?p=906"},"modified":"2025-11-17T13:31:12","modified_gmt":"2025-11-17T13:31:12","slug":"i-tre-pilastri-per-rendere-la-moda-davvero-sostenibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/i-tre-pilastri-per-rendere-la-moda-davvero-sostenibile\/","title":{"rendered":"I tre pilastri per rendere la moda davvero sostenibile"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Per studiare un modello realmente circolare e sostenibile bisogna partire da un&#8217;analisi completa, che tenga conto non solo dell&#8217;impatto ambientale, ma anche di quello sociale e della governance. Ne abbiamo parlato con Francesca Romana Rinaldi, Direttrice del Monitor for Circular Fashion e co-autrice del saggio &#8220;Circular Fashion Management&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>di Redazione<\/p>\n\n\n\n<p>In questo momento c&#8217;\u00e8 molta attenzione sulla prossima entrata in vigore del regime di <strong>Responsabilit\u00e0 Estesa del Produttore<\/strong>, che fa parte delle strategie dell\u2019Unione Europea per ridurre gli impatti ambientali del tessile abbigliamento (ne abbiamo parlato recentemente anche in <a href=\"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/crisi-climatica-e-fast-fashion-una-sfida-che-ci-riguarda-da-vicino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">questo<\/a> articolo). Tuttavia, il fattore ambientale \u00e8 solo uno degli aspetti cruciali da tenere presente quando si parla di <strong>sostenibilit\u00e0<\/strong>, anche nel settore moda. <strong>Francesca Romanda Rinaldi<\/strong>, docente della SDA Bocconi e <strong>Direttrice del Monitor for Circular Fashion<\/strong> \u00e8 capofila e co-autrice del saggio <strong><em>\u201c<a href=\"https:\/\/www.egeaeditore.it\/ita\/prodotti\/management\/circular-fashion-management.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Circular Fashion Management<\/a>\u201d<\/em><\/strong>: una raccolta di contributi di 27 esperti sulla circolarit\u00e0 nel settore tessile e moda, che si propone di analizzare il tema a tutto tondo, considerando non solo l\u2019impatto sulle risorse del pianeta, ma anche quello sociale e l\u2019aspetto della governance, in piena ottica ESG. Approfittiamo per approfondire con lei alcuni aspetti cruciali trattati nel libro e tracciare alcune riflessioni legate all\u2019attualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come \u00e8 nato questo progetto a pi\u00f9 voci e a chi \u00e8 rivolto?<\/strong><br>FRR &#8211; La transizione verso il modello circolare oggi \u00e8 guidata principalmente dal driver normativo e richiede cambiamento culturale, formazione ed investimenti. <strong>Quindi non \u00e8 solo una questione di normativa, ma anche etica e strategica<\/strong>. Ci\u00f2 che serve alle aziende e alle organizzazioni ora \u00e8 un contesto regolatorio chiaro e coerente, che dia stabilit\u00e0 agli investimenti in sostenibilit\u00e0 e circolarit\u00e0. \u201cCircular Fashion Management\u201d vuole essere di <strong>supporto a manager e professionisti della sostenibilit\u00e0 per prepararsi con un approccio olistico<\/strong> &#8211; ambientale, sociale, di governance ed una prospettiva multistakeholder &#8211; alla complessit\u00e0 del modello circolare che sta trasformando radicalmente il settore moda. Per curare i contenuti del libro ho fatto leva sul lavoro che svolgiamo nell\u2019osservatorio di ricerca Monitor for Circular Fashion di SDA Bocconi: ho coinvolto 27 esperti di tracciabilit\u00e0, sostenibilit\u00e0 e circolarit\u00e0 nella moda per condividere idee, prospettive e strumenti con l\u2019obiettivo di catalizzare il cambiamento per un futuro pi\u00f9 sostenibile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sono due i grandi temi di attualit\u00e0 a livello legislativo nel settore tessile, uno a monte della filiera, quello dell\u2019ecodesign, e uno a valle, quello dell\u2019EPR. Nel saggio si parla di entrambi: ci spieghi in sintesi di cosa si tratta?<\/strong><br>&#8220;Credo sia utile partire da qualche dato:<br>&#8211; ogni persona in media in Europa genera <strong>15Kg di scarti tessili ogni anno<\/strong>;<br>&#8211; sono circa 40 milioni le tonnellate di rifiuti tessili generate all\u2019anno a livello globale;<br>&#8211; meno dell1% dei rifiuti tessili \u00e8 riciclato da fibra a fibra;<br>&#8211; ad oggi solo il 38% dei tessili usati \u00e8 raccolta separatamente per riuso e riciclo.<br>La direttiva quadro per i rifiuti e la relativa responsabilit\u00e0 estesa del produttore (EPR) che in Francia \u00e8 presente dal 2007 \u00e8 finalmente in arrivo anche in Italia. Questa pu\u00f2 essere vista come una grande opportunit\u00e0, quella di estendere la vita delle risorse, di creare un nuovo mercato da scarti tessili di riduzione dell\u2019impatto della filiera del settore moda sul pianeta. \u00c8 importante per\u00f2 <strong>gestire meglio la risorse tessili a disposizione, iniziando dalla raccolta ma anche applicando i principi di ecodesign nel progettare le collezioni moda.<\/strong> A queste opportunit\u00e0 si affiancano delle sfide: nuove competenze da sviluppare nelle aziende; importanza di investire in tecnologie ed infrastrutture circolari; l\u2019armonizzazione della normativa tra paesi EU.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il 99% del sistema moda italiano \u00e8 composto da piccole e medie imprese (PMI). In questo contesto in evoluzione per il settore, qual \u00e8 il loro ruolo e quali sono le strade per coinvolgerle attivamente?<\/strong><br>&#8220;\u00c8 un momento cruciale di trasformazione per le aziende italiane delle filiere della moda \u2013 un settore che ha visto restringersi il proprio tessuto imprenditoriale negli ultimi 15 anni del 30% con un calo di oltre 33.000 aziende. <strong>Le PMI devono essere maggiormente coinvolte nelle strategie europee e nazionali sulla circolarit\u00e0<\/strong>, data la loro rilevanza nel settore della moda. Abbiamo messo questa necessit\u00e0 al centro della discussione durante l\u2019evento \u201cEconomia circolare e settore moda: dialogo sulle priorit\u00e0\u201d organizzato dal Monitor for Circular Fashion con CNA Federmoda al Parlamento Europeo il 12 giugno 2025. Tra i punti salienti menziono il riconoscimento dell\u2019importanza di adattare le normative in funzione della dimensione aziendale, favorendo un \u201csmart mix\u201d tra grandi e piccoli player, e l\u2019esigenza di rafforzare le partnership tra attori upstream e downstream della filiera.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 stata recentemente presentata la bozza di normativa EPR italiana, ora si aspetta l\u2019esito delle consultazioni, terminate lo scorso 5 maggio. Quanto peser\u00e0 la capacit\u00e0 dei vari attori coinvolti nel decreto di costruire partnership di filiera?<\/strong><br>&#8220;La collaborazione tra produttori, distributori, gestori del servizio di raccolta dei rifiuti urbani, cooperative e organizzazioni non governative \u00e8 indispensabile per garantire una gestione efficace del ciclo di vita dei prodotti tessili. <strong>Il coinvolgimento attivo di tutti gli attori della filiera \u00e8 l\u2019elemento fondante per creare un sistema EPR sostenibile,<\/strong> efficiente e in grado di rispondere alle sfide ambientali e sociali del settore. E\u2019 importante che tutti gli attori in gioco siano coinvolti per costruire la filiera circolare, in attesa di un quadro normativo definitivo.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Parlando al consumatore finale, cosa si deve aspettare nel medio termine? Ci saranno dei cambiamenti percepibili che potranno influenzare, si spera positivamente, le scelte d\u2019acquisto?<\/strong><br>&#8220;Questa \u00e8 la vera sfida! Nel medio termine i costi legati alla raccolta, al trattamento e alla riciclabilit\u00e0 dei prodotti a fine vita ricadranno almeno in parte sui produttori, che potrebbero trasferirli sui consumatori finali. Ma in un mercato concorrenziale (come quello dei consorzi EPR in Italia) e con incentivi ben strutturati (che speriamo arrivino), l\u2019aumento sar\u00e0 limitato. Con l\u2019EPR <strong>i consumatori potrebbero essere spinti a riparare maggiormente i capi anzich\u00e9 sostituirli, crescer\u00e0 l\u2019interesse per il mercato dell\u2019usato, il noleggio di abiti o i servizi di ricondizionamento<\/strong>. I consumatori avranno a disposizione un numero pi\u00f9 elevato di punti di raccolta e ritiro dedicati per i capi usati. Potrebbero anche ricevere incentivi (sconti o buoni) per restituire vestiti inutilizzati, stimolando un comportamento circolare.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"941\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Francesca-Romana-Rinaldi-2024_verticale-941x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-908\" style=\"width:414px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Francesca-Romana-Rinaldi-2024_verticale-941x1024.png 941w, https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Francesca-Romana-Rinaldi-2024_verticale-276x300.png 276w, https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Francesca-Romana-Rinaldi-2024_verticale-768x836.png 768w, https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Francesca-Romana-Rinaldi-2024_verticale.png 1114w\" sizes=\"auto, (max-width: 941px) 100vw, 941px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per studiare un modello realmente circolare e sostenibile bisogna partire da un&#8217;analisi completa, che tenga conto non solo dell&#8217;impatto ambientale, ma anche di quello sociale e della governance. 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