{"id":479,"date":"2021-12-02T08:19:49","date_gmt":"2021-12-02T08:19:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/?p=479"},"modified":"2022-03-23T14:14:52","modified_gmt":"2022-03-23T14:14:52","slug":"cop26-tra-passi-avanti-e-compromessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/cop26-tra-passi-avanti-e-compromessi\/","title":{"rendered":"Cop26: tra passi avanti e compromessi"},"content":{"rendered":"\n<p>L<em>a Cop26 di Glasgow si \u00e8 conclusa tra importanti passi avanti e il&nbsp;ridimensionamento&nbsp;di alcuni impegni. La Federazione Humana People to People ha partecipato alla Conferenza insieme ad altre organizzazioni che si occupano&nbsp;di interventi che rafforzano le capacit\u00e0 di adattamento delle comunit\u00e0&nbsp;agli effetti del cambiamento climatico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>di Federico Turchetti<\/p>\n\n\n\n<p>Il 13 novembre si \u00e8 conclusa la <strong>COP26 di Glasgow<\/strong>, la ventiseiesima conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico organizzata dal Regno Unito in collaborazione con l\u2019Italia. Dopo mesi di preparazioni e due settimane di intense negoziazioni in Scozia, diplomatici e negoziatori di quasi duecento Paesi hanno raggiunto un\u2019intesa che ha condotto all\u2019adozione del cosiddetto <strong>Glasgow Climate Pact<a href=\"#_ftn1\"><strong>[1]<\/strong><\/a><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante molte voci critiche si fossero levate ancor prima del suo avvio, le aspettative riguardo alla COP26 erano molto alte. Ad innalzarle hanno contribuito l\u2019urgenza di affrontare il cambiamento climatico in modo deciso e olistico, ormai ampiamente percepita a livello globale e al centro dell\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica e delle agende governative di numerosi Paesi, lo slittamento della conferenza di un anno a causa della pandemia, il rientro al centro della scena degli Stati Uniti e la massiccia presenza del settore privato, tra cui molte delle aziende pi\u00f9 grandi e potenti al mondo. <strong>Se \u00e8 vero che chi nulla si aspetta raramente \u00e8 scontentato, \u00e8 anche vero che alte aspettative spesso si trasformano in cocenti delusioni, e non pochi sono gli osservatori che hanno considerato la COP26 come un flop<\/strong>. Qui non vogliamo dare un giudizio sull\u2019esito della conferenza, ma ci limiteremo a riassumere alcuni dei punti principali emersi dalla COP26 in relazione anche a Humana People to People e alle altre organizzazioni che si occupano di interventi che rafforzano le capacit\u00e0 di adattamento delle comunit\u00e0 dei Paesi in via di sviluppo agli effetti del cambiamento climatico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tra le numerose ONG che hanno partecipato alla conferenza in qualit\u00e0 di organizzazioni osservatrici c\u2019era infatti la Federazione Internazionale Humana People to People<\/strong>, che ha rappresentato a Glasgow le 29 organizzazioni della societ\u00e0 civile ad essa associate e che operano in 45 Paesi, alcuni dei quali sono tra i pi\u00f9 vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.<\/p>\n\n\n\n<p>I nostri rappresentanti hanno quindi preso parte ai numerosi eventi organizzati nell\u2019area riservata ai partecipanti accreditati (la Blue Zone) e in quella aperta al pubblico (la Green Zone). La conferenza \u00e8 stata anche occasione per incontrare i rappresentanti del Sahara and Sahel Observatory (OSS), del Green Climate Fund (GCF) e dell\u2019Adaptation Fund. L\u2019OSS \u00e8 un\u2019organizzazione intergovernativa africana con sede in Tunisia che \u00e8 registrata come entit\u00e0 regionale implementante presso l\u2019Adaptation Fund e come ente accreditato presso il GCF. <strong>Diverse organizzazioni dell\u2019Africa sub-sahariana che appartengono alla Federazione Internazionale Humana People to People stanno attualmente collaborando con l\u2019OSS nell\u2019ambito di progetti di adattamento al cambiamento climatico finanziati proprio dal GCF e dall\u2019Adaptation Fund<\/strong>. Il primo progetto ad essere implementato in partnership con l\u2019OSS sar\u00e0 l\u2019intervento \u201cResilience Building as Climate Change Adaptation in Drought-Struck South-Western African Communities\u201d (ADSWAC)&nbsp; in Angola e Namibia<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>, di cui si \u00e8 brevemente parlato sempre in questo blog<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>, mentre altri progetti si trovano in diversi stadi di pianificazione e potrebbero essere approvati nel corso dei prossimi due anni.<\/p>\n\n\n\n<p>David Kerkhofs, Programme Coordinator di Humana People to People, ha preso parte al dibattito \u201cYouth-led research into climate change adaptation of young people\u201d, organizzato dall\u2019Universit\u00e0 di Cambridge, e all\u2019evento \u201cData quality and availability in climate finance\u201d, organizzato dall\u2019OSS e incentrato sull\u2019importanza della qualit\u00e0 e disponibilit\u00e0 di dati per la pianificazione di interventi volti a rafforzare le capacit\u00e0 di adattamento al cambiamento climatico. <strong>Jesper Wohlert, Direttore dell\u2019ufficio Partnership Europee di Madrid, ha invece presentato il progetto \u201cYunnan Low-carbon Schools Pilot Project\u201d<\/strong>, implementato in Cina con fondi dell\u2019Unione Europea e di Humana da una collaborazione tra Humana People to People, la Yunnan Academy for Science and Technical Information, l\u2019Universit\u00e0 Southwest Forestry e il Chinese Youth Climate Action Network. Questo progetto di quattro anni si concluder\u00e0 a fine 2023 e coinvolger\u00e0 600 scuole e 70.000 studenti con attivit\u00e0 volte a promuovere la sostenibilit\u00e0 ambientale delle scuole e a ridurre le loro emissioni, aumentando intanto la consapevolezza dei pi\u00f9 giovani su tematiche inerenti al cambiamento climatico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda i risultati delle negoziazioni tra i Paesi presenti alla COP26, uno dei punti principali concerne la <strong>menzione diretta nell\u2019accordo finale, per la prima volta nella storia, dei combustibili fossili<\/strong>. Nel Glasgow Climate Pact \u00e8 stato infatti inserito un riferimento esplicito alla necessit\u00e0 di accelerare gli sforzi per ridurre il consumo di carbone, uno dei principali contributori alle emissioni di gas serra, e per eliminare gradualmente inefficienti sussidi ai combustibili fossili. Molte delle voci pi\u00f9 critiche nei confronti dell\u2019esito della COP26 riguarda proprio questo passaggio del testo finale, il quale \u00e8 stato annacquato (\u201c<em>phasedown<\/em> of <em>unabated<\/em> coal power and <em>phase-out<\/em> of <em>inefficient<\/em> fossil fuel subsidies\u201d<em>)<\/em> per volere soprattutto di Cina e India, due Paesi che contribuiscono enormemente alle attuali emissioni totali di gas serra ma che hanno anche la necessit\u00e0 nei prossimi anni di aumentare la produzione di energia al fine di mantenersi su una traiettoria di sviluppo che possa far uscire dalla povert\u00e0 decine di milioni di persone. Questa \u00e8 sicuramente una priorit\u00e0 per numerosi altri Paesi emergenti che non hanno intenzione di compromettere il proprio sviluppo per un problema causato in massima parte da popolazioni relativamente ricche e che hanno vissuto per decenni con alti stili di vita e senza preoccuparsi, salvo rare eccezioni, del cambiamento climatico. <strong>Il profondo dispiacere espresso da Alok Sharma, presidente della COP26, riguardo all\u2019annacquamento del testo finale tramite parole precise (<em>phasedown<\/em>, <em>unabated<\/em>, <em>phase-out<\/em>, <em>inefficient<\/em><\/strong> etc.) \u00e8 dovuto principalmente a questo passaggio sul carbone. Tuttavia, \u00e8 certamente incoraggiante che per la prima volta questo importantissimo tema sia stato affrontato in un testo condiviso da quasi duecento Stati con obiettivi di sviluppo diversi e talvolta concorrenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel testo finale viene richiesto ai Paesi che hanno sottoscritto l\u2019Accordo di Parigi di <strong>revisionare e rafforzare entro la fine del 2022 i propri piani di riduzione delle emissioni di gas serra<\/strong>, tenendo per\u00f2 conto delle differenti circostanze a livello nazionale. L\u2019idea \u00e8 dunque quella di <strong>arrivare all\u2019inizio della COP27, che si terr\u00e0 a Sharm el-Sheikh in Egitto nel novembre 2022, con delle Nationally Determined Contributions (NDCs) che siano in linea con l\u2019obiettivo dell\u2019Accordo di Parigi<\/strong>, ovvero limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2\u00b0C e il pi\u00f9 vicino possibile &nbsp;all\u20191,5\u00b0C. Vedremo nei prossimi mesi se e come questa richiesta verr\u00e0 accolta, considerando che alcuni Paesi emergenti non sembrano essere disposti ad aggiornare in maniera significativa le proprie NDC poich\u00e9 non hanno ricevuto tutti gli aiuti finanziari promessi da quelli pi\u00f9 ricchi per supportare i loro sforzi di adattamento e mitigazione. Nel 2009 sono stati promessi dai Paesi sviluppati 100 miliardi di dollari all\u2019anno da mettere a regime nel periodo 2020-2025, una cifra che oggi, alla luce delle allocazioni gi\u00e0 decise, resta molto lontana. Ci sono quindi in ballo finanziamenti enormi, per quanto insufficienti<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>, e che anche nelle forme pi\u00f9 contenute dovranno essere approvati dai cittadini dei Paesi pi\u00f9 ricchi. <strong>Bench\u00e9 la situazione sia complessa e una conclusione positiva non scontata, la COP26 ha avuto il merito di ribadire con forza l\u2019urgenza di rispettare gli impegni presi e di far adottare un processo formale che porter\u00e0 alla definizione di un obiettivo di finanza climatica di lungo termine, oltre il 2025<\/strong>, che sar\u00e0 rafforzato da dialoghi ministeriali biennali di alto livello. Tutto questo servir\u00e0 a mantenere alta l\u2019attenzione politica sul tema del rispetto degli impegni presi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un importante passo in avanti \u00e8 stato compiuto per quanto concerne la necessit\u00e0 di rafforzare le capacit\u00e0 di adattamento agli effetti del cambiamento climatico. <strong>\u00c8 stata infatti riconosciuta la necessit\u00e0 di definire un obiettivo globale di adattamento e la necessit\u00e0 di valutare i progressi compiuti utilizzando metodologie adeguate<\/strong>, sia qualitative sia quantitative. Un programma di lavoro di due anni, <strong>il<\/strong> <strong>Glasgow-Sharm el Sheikh Work Programme <\/strong>on the Global Goal on Adaptation (GlaSS), \u00e8 stato stabilito e avr\u00e0 l\u2019obiettivo di definire metodologie, indicatori, dati e metriche nonch\u00e9 il supporto necessario per valutare il progresso nel campo dell\u2019adattamento e rafforzare l\u2019implementazione delle azioni di adattamento nei Paesi pi\u00f9 vulnerabili. Molto importante \u00e8 anche l\u2019impegno preso dai Paesi pi\u00f9 ricchi di raddoppiare i finanziamenti per sostenere l\u2019adattamento agli effetti del cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo.<br><strong>Il tema dell\u2019adattamento \u00e8 di importanza fondamentale per i membri della Federazione Humana People to People<\/strong>, i quali auspicano sia una maggiore disponibilit\u00e0 di risorse finanziarie per interventi di adattamento, spesso trascurati in favore di interventi di mitigazione, sia una maggiore semplicit\u00e0 e velocit\u00e0 nell\u2019accesso ai fondi e nel passaggio alla fase di implementazione dei progetti. Di positivo c\u2019\u00e8 che la COP26 sia riuscita a porre la questione dell\u2019adattamento al centro della scena.<\/p>\n\n\n\n<p>I 134 Paesi in via di sviluppo membri del G77 sono invece rimasti delusi dal mancato impegno raggiunto sulla \u201c<strong>loss and damage facility<\/strong>\u201d, un meccanismo che vedrebbe i Paesi pi\u00f9 ricchi, nonch\u00e9 storicamente responsabili della maggior parte delle emissioni di gas serra in atmosfera, offrire riparazioni alle nazioni pi\u00f9 povere e vulnerabili per le perdite che queste hanno subito e subiranno a causa del cambiamento climatico. Il Glasgow Climate Pact ha confermato l\u2019introduzione di un sistema di assistenza tecnica che supporti gli Stati pi\u00f9 colpiti, ma non ha allo stesso tempo definito un impegno in termini di risorse finanziarie e di tempistiche certe. Questo tema \u00e8 sicuramente tra i pi\u00f9 complessi e vede Stati Uniti e Unione Europea contrari a un meccanismo di \u201closs and damage\u201d, perch\u00e9 temono che un impegno formale a concedere \u201criparazioni\u201d possa aprire la strada a richieste di indennizzi potenzialmente illimitati da parte degli Stati pi\u00f9 colpiti dal cambiamento climatico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Riguardo all\u2019Articolo 6 dell\u2019Accordo di Parigi la COP26 ha avuto un esito positivo<\/strong> (non perfetto, ma accordi di questo tipo sono basati su compromessi) e sia i Paesi pi\u00f9 sviluppati, che fanno affidamento alla possibilit\u00e0 di usare i mercati dei crediti di carbonio per implementare strategie di offsetting per il raggiungimento delle proprie NDC, sia quelli in via di sviluppo possono ritenersi parzialmente soddisfatti dall\u2019accordo raggiunto. Oltre ad essere stato l\u2019ultimo articolo su cui la COP21 del 2015 ha raggiunto un accordo, l\u2019Articolo 6 aveva eluso fino al Glasgow Climate Pact ogni consenso sulle questioni operative inerenti alla sua implementazione, non entrando quindi definitivamente in quello che viene definito come \u201cParis Rulebook\u201d. Una sua piena implementazione ha il potenziale di sbloccare ingenti risorse finanziare e aumentare di molto l\u2019ambizione nel perseguimento degli obiettivi posti dall\u2019Accordo di Parigi. Ci\u00f2 sarebbe reso possibile dalla cooperazione su base volontaria prevista dall\u2019Articolo 6, e che include tre diverse strade: l\u2019utilizzo dei cosiddetti <em>internationally transferred mitigation outcomes <\/em>(ITMOs), un nuovo sistema di credito generalmente chiamato <em>Sustainable Development Mechanism <\/em>e un <em>framework<\/em> per approcci <em>non-market<\/em>. Alcuni studi stimano che l\u2019Articolo 6 possa ridurre i costi delle azioni di mitigazione inserite nelle attuali NDC fino a circa 300 miliardi di dollari all\u2019anno. Inoltre, l\u2019articolo potrebbe contribuire a generare fondi addizionali per il rafforzamento delle capacit\u00e0 di adattamento dei Paesi pi\u00f9 vulnerabili. <strong>Il mercato del carbonio, con tutte le sue problematiche, si conferma dunque un elemento da guardare con grande attenzione nei prossimi anni, anche per organizzazioni come Humana People to People<\/strong>, che potranno sviluppare strategie per l\u2019inserimento dei crediti di carbonio all\u2019interno dei propri programmi di sviluppo al fine di generare risorse addizionali per le comunit\u00e0 pi\u00f9 vulnerabili. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Altri elementi importanti emersi dalla COP26, decisi al di fuori delle negoziazioni ufficiali, riguardano un annuncio sulla riduzione delle emissioni di metano (Global Methane Pledge)<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a> entro il 2030 e l\u2019impegno da parte di 137 Paesi limitare significativamente la deforestazione (Glasgow Leaders\u2019 Declaration on Forests and Land Use)<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo sar\u00e0 sufficiente a scongiurare un eccessivo riscaldamento globale? Entro l\u2019inizio della COP27 avremo probabilmente una risposta pi\u00f9 precisa a riguardo; possiamo per ora dire che la COP26, il cui esito \u00e8 stato prevedibilmente basato sul compromesso, ha finalmente posto degli importanti tasselli e ha aperto uno spiraglio per restare in linea con gli obiettivi dell\u2019Accordo di Parigi del 2015. Ora bisogner\u00e0 vedere come gli Stati passeranno dalle parole ai fatti. Tenendo comunque a mente che le parole sono importanti perch\u00e9 trattati internazionali e leggi nazionali sono fatti, per l\u2019appunto, di parole.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> <a href=\"https:\/\/unfccc.int\/process-and-meetings\/conferences\/glasgow-climate-change-conference-october-november-2021\/outcomes-of-the-glasgow-climate-change-conference\">https:\/\/unfccc.int\/process-and-meetings\/conferences\/glasgow-climate-change-conference-october-november-2021\/outcomes-of-the-glasgow-climate-change-conference<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.adaptation-fund.org\/project\/resilience-building-as-climate-change-adaptation-in-drought-struck-south-western-african-communities-angola-namibia\/\">https:\/\/www.adaptation-fund.org\/project\/resilience-building-as-climate-change-adaptation-in-drought-struck-south-western-african-communities-angola-namibia\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/la-cooperazione-internazionale-e-il-cambiamento-climatico\/\">http:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/la-cooperazione-internazionale-e-il-cambiamento-climatico\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Per far fronte alle esigenze dei Paesi in via di sviluppo di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico, effetti che sono ormai inevitabili anche se si smettesse oggi stesso di immettere ulteriori gas serra in atmosfera, servirebbero centinaia di miliardi, se non trilioni, di dollari ogni anno. Inoltre, enormi finanziamenti e una tempestiva strategia di trasferimento tecnologico, con tutte le questioni politiche ed economiche che questa comporta, sono necessari affinch\u00e9 le azioni per ridurre le emissioni vengano implementate anche nei Paesi emergenti e pi\u00f9 poveri, senza che questi compromettano il loro sviluppo. Per maggiori informazioni su questo tema: <a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/d41586-021-02846-3\">https:\/\/www.nature.com\/articles\/d41586-021-02846-3<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/world-59137828\">https:\/\/www.bbc.com\/news\/world-59137828<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> <a href=\"https:\/\/ukcop26.org\/glasgow-leaders-declaration-on-forests-and-land-use\/\">https:\/\/ukcop26.org\/glasgow-leaders-declaration-on-forests-and-land-use\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cop26 di Glasgow si \u00e8 conclusa tra importanti passi avanti e il&nbsp;ridimensionamento&nbsp;di alcuni impegni. La Federazione Humana People to People ha partecipato alla Conferenza insieme ad altre organizzazioni che si occupano&nbsp;di interventi che rafforzano le capacit\u00e0 di adattamento delle comunit\u00e0&nbsp;agli effetti del cambiamento climatico&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":489,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[83,119],"tags":[132,133,134,131,135],"class_list":["post-479","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-agenda-2030","category-cambiamento-climatico","tag-accordi-di-parigi","tag-adaptation-fund","tag-angola","tag-cop26-2","tag-namibia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/479","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=479"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/479\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":615,"href":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/479\/revisions\/615"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/489"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=479"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=479"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=479"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}