{"id":1166,"date":"2026-07-03T09:08:59","date_gmt":"2026-07-03T09:08:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/?p=1166"},"modified":"2026-07-03T09:10:29","modified_gmt":"2026-07-03T09:10:29","slug":"donne-e-intelligenza-artificiale-perche-il-divario-di-genere-nel-tech-e-ancora-un-problema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.humanaitalia.org\/blog\/donne-e-intelligenza-artificiale-perche-il-divario-di-genere-nel-tech-e-ancora-un-problema\/","title":{"rendered":"Donne e Intelligenza Artificiale: perch\u00e9 il divario di genere nel tech \u00e8 (ancora) un problema"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><em>Dalle pioniere dimenticate ai bias di oggi<\/em><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Marcello Iabichino<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guardando i dati, emerge un gap significativo tra l&#8217;utilizzo che gli uomini fanno dell&#8217;IA generativa rispetto alle donne. Secondo un&#8217;analisi pubblicata su <em>Science Direct<\/em> nel 2024, <strong>il 50% degli uomini usa questi strumenti contro il 37% delle donne<sup>1<\/sup><\/strong>. Un divario di circa 13 punti percentuali. Un&#8217;analisi <em>Deloitte<\/em> dello stesso anno segnala una riduzione del gap nell&#8217;adozione complessiva, ma rimane una distanza significativa nella frequenza d&#8217;uso quotidiana: <strong>solo il 34% delle utenti donne utilizza questi strumenti ogni giorno, contro il 43% degli uomini<sup>2<\/sup><\/strong>. I numeri indicano una direzione, ma non raccontano l&#8217;intera storia. Per capire dove si \u00e8 generata questa differenza \u00e8 necessario fare qualche passo indietro, perch\u00e9 <strong>la situazione non \u00e8 sempre stata sbilanciata verso il maschile<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Primi passi<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nel 1843<\/strong> una mente brillante crea quello che \u00e8 <strong>il primo algoritmo della storia<\/strong>. Educata in tutto e per tutto dalla madre in fatto di scienza e matematica, anticipa qualcosa che avrebbe trovato la sua applicazione solo quasi un secolo dopo, quando ormai aveva lasciato questo mondo. Conosciuta come <strong>Ada Lovelace<\/strong>, Augusta Ada Byron era riuscita ad inventare <strong>la base per la computazione odierna<\/strong>, a met\u00e0 1800, senza che ci fosse lo strumento che doveva utilizzarla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima della Seconda Guerra Mondiale e durante essa, <strong>il calcolo era considerato un lavoro di segreteria<\/strong> ad alto livello. Ricadde naturalmente sulle donne. Un anno dopo dalla fine del conflitto poi, nel 1946, furono 6 donne, <strong>le Eniac Girls, a programmare il primo computer elettronico della storia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fino a qui \u00e8 evidente che le donne avessero voce in capitolo tanto quanto gli uomini, ma <strong>poi qualcosa si \u00e8 spezzato<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cambio rotta<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1984. \u00c8 attorno alla data scelta da Orwell per l\u2019omonimo romanzo che <strong>il mercato dei personal computer<\/strong>, nati gi\u00e0 nel 1977 con Apple II, Commodore e TRS-80, <strong>raggiunge il suo punto di svolta<\/strong>. Durante quest\u2019anno in particolare succede una cosa. Le aziende, in un mercato che oscillava molto e faticava a trovare solidit\u00e0, <strong>scelgono un target ben preciso a cui rivolgersi: i maschi<\/strong>. Questo perch\u00e9 si trattava di gestire qualcosa di meccanico per giocare, il che si avvicinava maggiormente a loro piuttosto che al pubblico femminile. Il risultato? Anche i giochi che vengono commercializzati si rivolgono ad un pubblico maschile. La divisione dei ruoli da questo punto di vista la conosciamo gi\u00e0. Questo, con altri elementi della cultura pop come film e pubblicit\u00e0, <strong>allontana piano piano le donne fuori da un territorio che sempre pi\u00f9 iniziava ad essere anche loro<\/strong>, perdendo quel picco del <strong>37% di laureate in informatica <\/strong>raggiunto proprio nell\u2019anno della divisone. Percentuale che non si \u00e8 ancora riuscita a toccare nuovamente.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Bias e povert\u00e0 culturale<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono queste le basi per quello che stiamo vedendo oggi. Eventi simili hanno costruito negli anni <strong>l\u2019immagine del maschio tech<\/strong>, ed essa si \u00e8 radicata profondamente nelle menti delle persone, riverberando il tutto su ci\u00f2 che programmiamo. Abbiamo visto pi\u00f9 volte negli ultimi anni come <strong>l\u2019IA si imbatte in errori causati dai bias<\/strong> di chi la programma, che sono <strong>pi\u00f9 che altro uomini<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma non \u00e8 una cosa che dovrebbe sorprenderci. <strong>\u00c8 la nostra abitudine a creare un costrutto<\/strong>, e come abbiamo appena visto, ci\u00f2 \u00e8 basato su una divisione fatta a partire da <strong>fattori socioculturali<\/strong>. Ripensiamo all\u2019operazione di <em>Dove<\/em> uscita nel 2024<sup>3<\/sup>. <strong>La donna generata dall\u2019IA<\/strong> era sempre una perfezione fatta con lo stampino creata da un punto di vista americano. Non teneva conto delle mille altre possibili bellezze, delle varie culture, di altre persone. E questo non \u00e8 dato da altro se non dall\u2019<strong>errore umano<\/strong>, di chi ha programmato l\u2019IA.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Alcuni segnali di ripresa<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi anni si sta normalizzando molto il divario. I punti percentuale di donne e uomini che utilizzano l\u2019IA \u00e8 sempre minore e <em>Deloitte<\/em> non ha anticipato la previsione pi\u00f9 di tanto dicendo che <strong>a fine 2025 il gap si sarebbe chiuso<sup>4<\/sup><\/strong> e anzi, il femminile avrebbe sorpassato il maschile nell\u2019uso di questo strumento. Si sta riducendo, e dato che abbiamo visto come la differenza di utilizzo della tecnologia a questo livello \u00e8 dovuta a fattori socioculturali, possiamo dire che la societ\u00e0 sta facendo <strong>passi avanti<\/strong> da questo punto di vista (almeno nella parte benestante del mondo).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non dimentichiamo per\u00f2 che c\u2019\u00e8 ancora tanto altro da fare sul tema ambientale, fronte per cui mancano ancora contromisure efficaci.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un mondo equo<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per continuare a progredire, abbiamo bisogno di <strong>variet\u00e0 in ogni singolo settore<\/strong>. Servono punti di vista differenti, pareri differenti, menti differenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Noi di <em>Humana<\/em> diamo il nostro contributo attraverso svariati progetti di <a href=\"https:\/\/www.humana.org\/images\/publications\/AAFF-Gender-Capacity-Statement-digital.pdf\">empowerment femminile<\/a> che riguardano pi\u00f9 aree, perch\u00e9 <strong>questo gap si espande oltre al settore tech<\/strong>. \u00c8 una sfida che non si deve combattere tra generi, ma <strong>insieme contro un immaginario collettivo nocivo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vera forza sta nelle nostre differenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/abs\/pii\/S0165176524002982\">[1] https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/abs\/pii\/S0165176524002982<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"%5b2%5d%20https:\/www.deloitte.com\/us\/en\/insights\/industry\/technology\/technology-media-and-telecom-predictions\/2025\/women-and-generative-ai.html\">[2] https:\/\/www.deloitte.com\/us\/en\/insights\/industry\/technology\/technology-media-and-telecom-predictions\/2025\/women-and-generative-ai.html<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"%5b3%5d%20https:\/www.dove.com\/it\/stories\/campaigns\/keep-beauty-real.html\">[3] https:\/\/www.dove.com\/it\/stories\/campaigns\/keep-beauty-real.html<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"%5b4%5d%20https:\/www.deloitte.com\/us\/en\/insights\/industry\/technology\/technology-media-and-telecom-predictions\/2025\/women-and-generative-ai.html\">[4] https:\/\/www.deloitte.com\/us\/en\/insights\/industry\/technology\/technology-media-and-telecom-predictions\/2025\/women-and-generative-ai.html<\/a><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_msocom_1\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalle pioniere dimenticate ai bias di oggi di Marcello Iabichino Guardando i dati, emerge un gap significativo tra l&#8217;utilizzo che gli uomini fanno dell&#8217;IA generativa rispetto alle donne. 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